Nostalgia
Quando l'acqua della diga cominciò a salire, e mano a mano che cresceva diventava sempre più scura, sommergendo la Valle del Vajont e le case ormai spoglie di tutto, con le occhiaie vuote delle finestre e un buco nero al posto del tetto, io mi imbattevo quasi tutti i giorni nella stessa scena. Un uomo di circa quarant'anni, piccolo, magrolino, con un cappello in testa che ombrava due occhi dolci e tristi, passava verso il tramonto in sella a un motorino rosso scuro. Usciva dal paese e, dopo un paio di chilometri, si fermava alla curva di San Martino dove, ancora oggi, si può vedere il telaio in cemento del mancato albergo Corona. Appoggiava il mezzo a un muretto, si sedeva sull'erba e guardava verso il fondo della valle. Lentamente tirava fuori dalla tasca dei pantaloni la scatola del tabacco e si arrotolava una sigaretta. Mentre fumava, ogni tanto guardava qua e là, muovendo il capo adagio, come smarrito. Poi fissava di nuovo giù nella valle, in un punto ben preciso, dove l'acqua della diga circondava una casa come l'anello il dito della sposa. Passavano i giorni. L'uomo dal motorino rosso, ogni sera, quando il sole si avvicinava al Borgà per andare a dormire, sedeva sull'erba e guardava la valle. Io lo incontravo perché a quell'ora tornavo da San Martino, una frazione dove avevo molti amici e dei parenti. Quando era stufo, l'omino abbandonava il suo punto di osservazione e andava a bere un bicchiere nell'osteria del Meneghin, distante nemmeno trecento metri. Era in quel tratto che spesso lo incrociavo. Qualche volta mi sembrava avesse le lacrime perché si passava sugli occhi la manica della giacca. Un giorno presi coraggio. Mi sedetti accanto a lui e gli chiesi perché, a quell'ora, spiasse sempre il fondo della valle. "Vedi quella casa laggiù? - Disse sottovoce segnando con il dito un'abitazione quasi completamente sommersa - era la mia casa, dove sono nato e cresciuto. Ho dovuto abbandonarla perché veniva su l'acqua diga. Se fosse stato il fuoco a divorarla o il terremoto a buttarla giù, non mi sarebbe dispiaciuto tanto, ma vederla "annegare" così, un po' alla volta, giorno dopo giorno, mi crepa il cuore. Ogni sera sembra che mi saluti". Guardai anch'io verso la valle e l'acqua. La casa semi sommersa pareva mandare un saluto. "Addio a tutti voi, miei cari".
Mauro Corona

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