Abilità
Artigiana
Uno dei più abili maestri d'ascia che la gente di Erto
abbia in memoria, fu senz'altro Giuseppe Scalzòn. A dire
il vero, tutti e tre i fratelli Scalzòn, inveterati bevitori,
eccellevano in qualcosa. Cepio vinceva gare di bicicletta senza
allenarsi. Quando restavano senza vino, mandavano lui a Longarone
a fare rifornimento con due barili da quindici litri sul portapacchi.
In un attimo andava e tornava. Orazio modellava al tornio ocarine
di sambuco che emettevano un suono melodioso, simile allo strumento
di Pan. Giuseppe invece scolpiva un po' di tutto, ciotole, piatti,
cucchiai. Le solite cose, insomma. I fratelli Scalzòn
erano alti e muscolosi, dei bestioni dotati di forza sovrumana
ma, come quasi tutti i forzuti, ingenui e sempliciotti.Giuseppe,
però, aveva sviluppato una convinzione tutta sua, una
specie di ragionamento primitivo che lo portava ad evitare le
fatiche inutili. Fino al disastro del Vajont, la gente del paese
andava a fare legna nella Val Zemola. E anche dopo, ma molto
meno. Per portare a casa i carichi usavamo la slitta. Che però
doveva essere trasportata sul luogo a spalle. Una slitta di
legno stagionata pesa in media dai 25 ai 30 chilogrammi. E per
arrivare in fondo alla valle ci voleva più di un'ora
in salita. File di uomini e donne, tutte le mattine, transitavano
con il rudimentale mezzo sulle spalle. Anche Giuseppe Scalzòn
si recava a legna in Val Zemola ma partiva senza slitta. E tornava
con una slitta enorme, stracarica di legna. Era un mistero.
Lo vedevano avviarsi al mattino con la scure in mano e nient'altro.
Allora, un giorno, decisero di spiarlo. E capirono. Scalzòn
arrivò nel bosco e in un attimo tagliò quanto
occorreva per fabbricare una slitta: pattini, traversi, bastoni
e portanti. Da sotto una radice tirò fuori una trivella
e forò i pezzi. Poi, menando l'accetta con una velocità
sbalorditiva, li squadrò sommariamente. Alla fine li
assemblò. La slitta era pronta. La caricò di legna,
nascose la trivella e si avviò verso casa. A casa scaricò
la legna e demolì la slitta che diventò legna
anch'essa. Giuseppe Scalzòn era un sempliciotto ma odiava
le fatiche inutili. Ed era uno dei migliori artigiani della
valle. Senz'altro il più veloce.
Mauro Corona