L'ombra
del Bastone (ed. Mondadori 2005)
Un
grosso Quanderno Nero, di quelli usati per tenere i conti del latte
dacagliare, giunge tra le mani di Mauro Corona. Porta in calce la data
1920 ed è firmato Severino Corona detto Zino.
Il quaderno è consunto, le pagine appiccicate l'una all'altra,
ma lentamente, con la punta del temperino infilata tra foglio e foglio,
Mauro Corona riesce ad aprirlo e a decifrarlo.
Ciò che nel quaderno è scritto, in calligrafia appena
leggibile, è la confessione di un uomo, Zino, che il destino
o la vendetta della strega Melissa, ha spinto, contro la sua volontà,
sulla via della perdizione. Nella solitudine, tra le pietre e la neve,
i branchi di capre e i campi di fieno sui campi dei monti che sovrastano
il Vajont, la voglia di sesso è il demone scatenante che fa nascere
storie di violenza e di morte. Così è la voglia sfrenata,
fino alla follia e all'istigazione al delitto, che prende di Zino la
moglie di Raggio, il più caro amico di Zino. Maledizione di Melissa,
la strega della caverna assassinata e gettata in foiba dai falciatori;
colpa della brama di vivere dove vivere non si può se non secondo
le immutabili leggi di una natura atavica e selvaggia che non concede
nulla se non a prezzo di fatica e dolore.
Mauro Corona ci dà finalmente il romanzo atteso, la cronaca non
più della sua vita, ma la storia di Raggio e di Zino, di Maddalena
Mora e di Neve, la bambina di ghiaccio, di tutti coloro che lassù,
sui suoi monti, lo hanno preceduto. L'ombra del bastone è
un "Malavoglia" friulano di lotta perduta contro il destino,
così la voglia di femmina, folle di sesso e di dolore, è
una "Lupa" che sa di fieno e latte cagliato.
Mauro Corona, affascinato dalla storia del Quaderno Nero, ne conserva
il linguaggio naturale, duro e carezzevole, talora stravolto, dove ferocia
e pietà sono le due facce di quella stessa moneta gobba che è
la vita distorta da una povertà atavica impastata di fatica,
di sangue, di sesso, di stregoneria, di oscure potenze racchiuse da
sempre nelle cose, negli alberi, nelle rocce, nelle esistenze di maschi
e femmine bruciate da un fuoco inestinguibile o pietrificate dal gelo.
La vita presa a morsi come una forma di pane duro. Saggezza e follie
antiche come le montagne camminano insieme, orfane che mettono paura.
La vita è un dono, la morte è la norma che si annuncia
con quel bastone che riappre, fantasma in cerca di vendetta, appeso
a un muro di osteria dopo aver attraversato, lordo di sangue, il ventre
stesso della terra. Ma, luminosa, come un lucignolo nel buio assoluto,
si affaccia la storia della piccola Neve , dove il male si trasforma
in bene, la bambina che non sentiva il freddo e che si scioglierà
come ghiaccio al sole: poche gocce d'acqua, conservate in una bottiglia
posta ancora oggi sulla mensola del camino di Mauro Corona.
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