
"NEL LEGNO E NELLA PIETRA"
storie di piante, rocce e uomini
(ed.
Mondadori 2003)
"Mauro Corona è un uomo leale, scala montagne in stile pulito,
scolpisce legno seguendo la vena e la luna, scrive libri e storie di
persone vere e perciò rare."
Erri De Luca
Con
Nel legno e nella pietra Mauro Corona consegna ai suoi lettori
il primo grande libro della sua vita.
Novantatrè storie, e un epilogo, legate tra loro da una inconfondibile
voce narrante, danno vita ad una sterminata epopea del Vajont dove lui,
Mauro Corona, è protagonista e narratore. Una ridda di volti
e personaggi che sembrano cavati "nel legno e nella pietra",
folli ed eroici, sobri e bevuti, ammiccanti tra boschi, dirupi montani
e panche di osteria. Sono spaccapietre e carbonai, streghe e boscaioli,
bracconieri e cacciatori: bevitori impenitenti, selvatici, violenti,
ma facili alla commozione come fanciulli. Sono vecchie, madri-coraggio,
venditori ambulanti di ciotole, mestoli di legno, setacci e pale da
forno; sono fantasmi benevoli e maligni, spiriti dei boschi che conoscono
il linguaggio delle foglie edel vento, anime inquiete che popolano le
valli, i burroni, gli scabri sentieri del Vajont.
C'è l'epica delle scalate impervie, vittorie e sconfitte annegate
nel vino, esultanza e paura, scarogna e fortuna, chiodi, corde, picozze,
mente lucida e muscoli tesi ad abbracciare la roccia.
Per le pagine corrono, appaiate, la Vita e la Morte, entrambe figlie
del Destino, la buffoneria e la tragicità, la malinconia e la
baldoria, la dabbenaggine e la furbizia, la scabra quotidianità
e i colori, spesso cupi, della leggenda. Attorno ci sono le foreste,
il legno vivo degli alberi, l'occhio dei laghi alpini, i ghiacci, la
neve, un bestiario onnipresente di uccelli, cani, capre, serpi, volpi,
camosci, cervi, caprioli.
Il libro, poderoso, si chiude con la serie delle sedici "Storie
dei dannati di pietra" che inizia epicamente così: "Quando
si avvicinava il giorno dei morti, sulla cava di marmo del monte Buscada,
calava il silenziodell'inverno". Perfino la vita infernale dei
cavatori è tuttavia illuminata da una speranza: scoprire, tra
gli spaccati del marmo, gli "occhi di pescecane", bolle solidificate
come perle nere. Tra esse ce n'è una, ancora più preziosa,
la perla di cielo, dal colore azzurro: una incalcolabile fortuna per
chi la troverà, unica, come è unica, nella vita, la fortuna
quando arriva.
Il nocciolo duro del libro è una moralità semplice e aspra,
che corrisponde al senso dell'onore, dove i vecchi maestri impartiscono
vitali insegnamenticon antica sapienza.
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