di
seguito inoltriamo la lettera aperta che
Corona
ha inviato ai quotidiani locali per il problema tir lungo
la strada della valcellina.
Un orrore che mette a rischio tranquillità, natura
e aria pura del magico paesaggio di questi luoghi.
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Erto,
16 marzo 2004
al
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Pietro Lunardi,
al
Presidente della Regione FVG Riccaro Illy,
al
Presidente della Provincia Elio De Anna,
al
Prefetto di Pordenone Vittorio Capocelli,
al
Presidente della Commissione Ambientale del Consiglio Regionale
Umberto Fortuna Drossi,
al
Vice Presidente della Regione Assessore regionale all'ambiente,
ai lavori pubblici e alla protezione civile Gianfranco Moretton,
a
tutti coloro che, per mia imperdonabile ignoranza, ho dimenticato
ma che hanno a che fare con la salvaguardia dei beni della
Valcellina e l’incolumità dei suoi abitanti.
questa
lettera non avrei mai voluto che partisse, ciò avrebbe
significato una soluzione riguardo al problema che da troppi
mesi ormai assilla gli abitanti della Valcellina. Una patria
che fa parte del Friuli, ma da sempre abbandonata e “soprusata”,
quasi nemmeno calcolata Friuli dalle alte cariche regionali.
Visto che nulla è accaduto nonostante le numerose
e risapute proteste degli abitanti, proteste, sia chiaro,
non espresse in documenti ufficiali, ma giunte comunque
all’uditorio degli addetti ai lavori, a nome di quei
Valcellinesi, e sono tanti, stanchi di vedere messa a repentaglio
la loro incolumità dalle centinaia di TIR che giornalmente
percorrono la valle, esprimo quanto segue. La strada della
Valcellina, se non vado errato fu aperta nel 1902 quando
transitava sì e no una carrozza ogni settimana. E’
un percorso obsoleto che offre caratteristiche a esigenze
di cento e passa annia fa. Oggi si direbbe datata. Non è
possibile quindi che le autorità competenti permettano
centinaia e centinaia di passaggi giornalieri a un numero
vergognoso di TIR che tolgono la ghiaia dal Lago di Barcis.
Ora, quello dello sghiaiamento a Barcis è un problema
cui per primo proposi di attuare in un intervento sul Gazzettino
dopo le ultime alluvioni. Ma, come mi disse il mio maestro
Murer: «Prima di disegnare fai la punta alla matita»,
allo stesso modo prima di attuare sghiaiamenti fate le strade
o meglio i percorsi necessari. La gente quassù è
esasperata e non ne può più. Ripeto quella
gente (in congruo numero) che si vede minacciata e ostacolata
dai TIR, non quei cinque o sei che, per interesse personale
o altro, nicchiano fingendo di non vedere. Mi riferisco
a coloro che non hanno nulla da eccepire perché i
camionisti si fermano nella loro trattoria, albergo, bar
o quant’altro. Ma credetemi sono pochi e li giustifico
pure.
Venite
a vedere signori amministratori della Provincia e della
Regione, o mandate a sopralluogo i responsabili della viabilità
affinché si rendano conto come i TIR in mesi di passaggi
hanno ridotto la vecchia strada della Valcellina. Facciamo
un’ispezione assieme, vi accompagno io stesso. Buche,
cedimenti, muri di sostegno bombati fino a Codissago, nei
pressi di Longarone. Ma il problema più grave è
il rischio di trovarsi di fronte il TIR che occupa l’intera
careggiata, la curva, la strettoia. E’ diventato impossibile
viaggiare. La strada è troppo stretta, è del
1902! Centinaia di camion che vanno, altrettanti che tornano,
tutto il giorno. Un continuo andirivieni giornaliero e asfissiante.
Dalla mattina ancora al buio fino a sera. Provate a mettervi
nei panni di chi, da Claut, da Cimolais, da Erto, deve recarsi
a Longarone a lavorare e si trova davanti la colonna dei
TIR. Sorpassare è impossibile, quindi dietro e zitti.
A suo tempo da me interpellati pubblicamente i sindaci dei
tre paesi succitati hanno risposto col silenzio. Scena muta.
Il che mi suscita fantasiose congetture non benevole nei
loro confronti. E per quel loro silenzio che mi rivolgo,
anzi ci rivolgiamo, con rispetto ma determinati, ad autorità
un poco più in alto. Numerosi sono stati gli incidenti
causa i TIR di sghiaiamento, ma molto più numerosi
sono quelli evitati per un soffio. Vogliamo aspettare il
morto per poi giocare a scarica barile? Spero di no. E’
di un mese fa l’uscita di strada di un TIR di sghiaiamento
sulla curva delle Taie, in quel di Erto. Il mezzo ha divelto
il guard-rail fermandosi in bilico sull’abisso. E’
stato un miracolo che non sia finito duecento metri più
in basso, sul greto del Vajont. Prima di deviare ha spazzato
un bel po’ di strada. Foruna volle che in quel momento
non ci fossero automobili. Altrimenti. Ebbene, quella breccia
nel guard-rail prodotta dal TIR, che s’affaccia sul
baratro, in una curva pericolosissima, a tutt’oggi
è protetta soltanto da due assi larghe quattro dita
e un po’ di nastro adesivo segnaletico. Sono certo
che, dopo la pubblicazione di questa lettera, forse verrà
rimesso tutto a posto in fretta e furia, strada compresa,
col timore di incappare in quell’ispezione, che spero
tanto avvenga. La strada che da Barcis mena a Longarone
non può reggere un tal carico di passaggi e non lo
regge più nemmeno la gente, esasperata e al limite
della sopportazione per i problemi appena elencati. Il bacino
di Barcis necessità di essere sghiaiato e siamo tutti
d’accordo, ma non per questo si deve penalizzare la
popolazione dell’intera valle. Provate al mattino
a recarvi nelle fabbriche di Longarone o Maniago o a rientrare,
circondati da TIR che vanno e vengono a velocità
e manovre azzardate non contemplate dal codice della strada,
bensì da quello penale. Occorre che le autorità
facciano qualcosa. La nostra è una richiesta civile
ed educata ma ferma affinché si ponga fine a una
prevaricazione che questa gente (nè altra) non merita.
E’ una tortura psicologica giornaliera, (la frase
non è fuori luogo) la paura di incappare in qualche
incidente mortale.
Speriamo
si trovi una soluzione o, in forma altrettanto civile ed
educata, gli abitanti della Valcellina, quelli che, ripeto,
ne hanno le tasche piene di questa situazione, ricorrereanno
ad altre forme di protesta. Innanzitutto ci attiveremo per
far giungere in valle i mezzi televisivi che si occupano
di denunciare sopprusi e angherie varie che la gente deve
subire senza che nessuno muova un dito. Faccio notare che
la valle, o quantomeno la parte che ci riguarda, comprende
il Parco Naturale Dolomiti Friulane, ma nessuna voce da
parte dei dirigenti di detto Parco che, temo, esista solo
sulla carta, si è levata a protesta contro i TIR.
C’è un inquinamento che ha fatto mettere la
coda tra le zampe anche alle aquile di cui ci si vanta avrne
diverse coppie.
Si
è fatto giustamente un gran baccano per i tre giorni
dell’Italian Baja che rovina i Magredi, ma dell’inquinamento
della Valcellina prodotto da centinaia di TIR, del disastroso
impatto ambientale, del pericolo che rappresentano per il
traffico, del disagio che da mesi creano alla gente non
si è aperto bocca.
Credo,
Signor Presidente, la Commissione Ambiente del Consiglio
Regionale, che anche la Valcellina debba essere tutelata
ma, prima ancora deve essere tutelata la sicurezza, la tranquillità
dei suoi abitanti. E, badate bene signori Amministratori,
che la nostra non è una polemica o una carta da giocare
in vista di elezioni, bensì una civilissima richiesta
d’aiuto per risolvere una situazione che è
a dir poco vergognosa e sotto gli occhi di tutti. Ed è
nostro diritto avanzarla.
E
l’aiuto ce lo devono dare coloro che sono preposti
a farlo, a costo di arrivare a Roma. Perché sono
stati votati dalla gente sperando che la loro esistenza,
già di per sé dura da queste parti, diventasse
migliore. Invece, almeno in viabilità, è peggiorata.
E’ giusto che i camionisti si guadagnino il pane,
e che il lago di Barcis venga sghiaiato, non è altrettanto
giusto che per farlo debba pagare un’intera valle.
Posso essere d’accordo, Signor Ministro Lunardi, sui
ponti che collegano Regioni ma, allo stesso modo occorre
fare strade consone al passaggio dei TIR con linee appropriate
e a parte, non convogliarli su una strada tortuosa e stretta
datata 1902. Da parte mia e di coloro che mi hanno pregato
di redarre questa lettera (seguiranno firme) avvertiamo
che se ci se ci dovesse succedere un incidente con provata
responsabilità dei TIR di sghiaiamento, dopo questa
segnalazione, riterremo responsabili gli organi preposti
alla viabilità regionale e nazionale. Ma speriamo
nella serietà di chi ci amministra cui ancora crediamo,
che non si debba mai giungere a questo.
Mauro Corona
Erto
25 marzo 2004
Onde evitare spiacevoli fraintendimenti in merito alle risposte
dei Sindaci alla mia del Gazzettino in data 21 marzo 2004,
rigurdante il passaggio dei tir lungo la Valcellina, intendo
precisare quanto segue.
Sono d’accordo con i Sindaci che l’urgenza voleva
cose fatte presto, ma mi chiedo perchè passare dalla
Valcellina? Non sarebbe stato più comodo verso Montereale?
Già, ma per andare a Montereale bisognava attracversare
il centro di Barcis, cosa assurda che mai augurerei ai Barciani.
Perciò
si è optato per la Valcellina. (Tanto lassù
stanno zitti!) avranno pensato. E adesso viene il bello.
In merito allo sghiaiamento, affinchè il Varma non
tracimi più isolando l’alta valle, tenetevi
forte. Sto per darvi una profezia. Scomettiamo che alla
prossima, intensa e lunga pioggia il Varma tracimerà
di nuovo? Scometto con chiunque, qualsiasi posta. Non sono
nè profeta, nè chiaroveggente, o solo occhi
per osservare e so ancora quanto fa due più due.
Sono andato a vedere di persona sotto il ponte del torrente
Varma, il 25 marzo 2004. Ebbene, da sotto il ponte non è
stata tolta una sola badilata di ghiaia. Non solo, un paio
delle condotte alle quali dovrebbe fluire l’acqua,
sono quasi tappate dalla ghiaia stessa. Hanno sghiaiato
dappertutto salvo là, dove serviva. Perchè?
Le risposte sono due. O chi ha condotto i lavori non è
stato all’altezza del compito (ipotesi cui non credo)
oppure, si è sghiaiato per commerciare l’oro
bianco. E quando il Varma tracimerà perchè,
tenete bene a mente queste parole, tracimerà, si
avrà di nuovo la scusa per dare avvio a ulteriori
sgiaiamenti. Naturalmente non sotto il ponte del Varma altrimenti
c’è il rischio che non tracimi più sul
serio. Non serve essere tecnici per capire che il Varma
ingrossato non può fluire libero quando il suo greto
si trova a un metro dal piano stradale. Ma a noi, abitanti
della Valcellina Alta, tutto questo interessa poco, perhè
quando sarà il momento ci faremo sentire. Di sicuro
nelle urne. Era giusto per dire “sappiate che sappiamo”.
Sghiaiate pure quanto voltete e fate tracimare il Varma
ma vi esortiamo civilmente: i TIR non più da noi.
Mauro Corona
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