Redout (console version) – Recensione

Redout, il gioco di gare futuristiche a zero G del team italiano 34BigThing, dopo un anno dalla sua pubblicazione su PC, è uscito anche per le due principali console domestiche odierne, PS4 e Xbox One in una veste arricchita di contenuti e, per la prima volta, disponibile anche in versione retail. Ricordate? Ne avevamo parlato QUI.

Redout, come dicevamo, è un gioco di gare tra piccole e velocissime astronavi che dovremo far sfrecciare attraverso tutta una serie di tracciati, durante un campionato con tanto di carriera o per una singola gara soltanto.

Ogni tracciato ha le sue precise caratteristiche, e va affrontato con la vettura giusta, oltre che con una doverosa dose di pratica. Le vetture, dal design veramente splendido, sono divise in quattro differenti categorie di “prestigio” crescente. Per ogni categoria potremo scegliere di gareggiare con uno dei team presenti, le cui vetture hanno caratteristiche (le classiche accelerazione, velocità massima, tenuta etc.) che dovremo imparare a sfruttare al meglio in gara.

Se giochiamo in modalità gara singola potremo usare liberamente ogni tipo di navicella, mentre affrontando il campionato in modalità carriera, partiremo con i fondi necessari all’acquisto di un modello base e tante speranze. Proseguendo nella carriera dovremo quindi far salire il più possibile il nostro livello pilota, cosa che ci permetterà di guadagnare più soldi, da investire per migliorare il nostro mezzo o acquistarne uno più performante.

Come dicevo prima, anche i tracciati hanno delle caratteristiche tutte loro, quindi si rivela molto importante la “messa a punto” del veicolo, così da non trovarci con l’assetto sbagliato per un determinato tipo di pista.

Redout, essendo un gioco di corse tra veicoli futuristici che levitano a qualche centimetro dal suolo, inevitabilmente riporta alla mente i grandi titoli del genere, F-Zero e Wipeout, riuscendo però a dimostrare una personalità tutta sua, sia nell’aspetto che nel gameplay. Giocarlo è stata davvero una piacevole sorpresa, specie per un soggetto come me, non proprio espertissimo del genere corse.

Dopo una rapida occhiata alle varie opzioni del menu, semplice ma di atmosfera, decido di scendere in pista per una gara semplice, così per prendere un po’ la mano coi controlli. Scorro le navicelle disponibili e l’occhio mi cade su un team dal logo vagamente sovietico, la cui vettura base si chiama Buran (che, per chi non lo sapesse era il nome del progetto per un fantomatico space shuttle russo). Non so se gli sviluppatori lo hanno fatto a posta o meno, ma adoro questi “easter egg“, se così possiamo chiamarli, e dunque seleziono senza indugi il Buran e scendo in pista.

La prima gara sono riuscito anche a fare un buon piazzamento, cosa che non si è più ripetuta per qualche gara di seguito. Si, perché Redout è un gioco molto intuitivo e con dei controlli semplici e ben strutturati, ma per riuscire a padroneggiare bene il proprio mezzo, ci vuole un bel po’ di pratica, cosa che reputo giustissima. Una curva di apprendimento non permissiva ma ben bilanciata, come in questo caso, è indubbiamente un valore aggiunto a tutto il gioco.

Sul lato tecnico, la versione PS4 che ho provato non ha nulla da invidiare alla sua controparte PC. Forse, se devo proprio trovare il capello, le ambientazioni dei tracciati sono un pochino meno particolareggiati rispetto a quelli per computer, ma la cosa è irrisoria, dato che sfrecceremo spessissimo a velocità talmente folli da non percepirlo di sicuro. Grafica fluidissima, non un rallentamento sulla mia PS4 Slim, anche con molte vetture a schermo, e una colonna sonora davvero “intrippante” che unita al senso di velocità percepito, rende una partita a Redout un vero piacere! Da condividere anche con gli amici, visto che oltre all’ormai ovvia presenza di un multiplayer online, Redout possiede anche una modalità split screen, con cui sfidarsi in locale. Merce rara di questi tempi!

Un gioco bello, divertente e realizzato al meglio questo Redout. Il made in Italy che ci piace per davvero!