E'
delizioso ascoltare a primavera il canto del cuculo che annuncia il
ritorno alla vita. Ma se il cuculo facesse sentire il suo richiamo d'inverno?
Allora gli uomini dei boschi si sbircerebbero di sottecchi nelle cucine
fumose, dove i cani sonnecchiano inquieti, in attesa del peggio. Perchè
gli animali conoscono meglio dell'uomo il mistero della vita e della
morte.
Il lettore non troverà tuttavia in questo libro, che per situaizoni
e atmosfere è da annoverare tra i più caratteristici di
Corona, nessun momento idilliaco, fiabesco, nessun apologo in cui il
rapporto tra l'uomo e l'animale risponda alla logica scontata cui ci
hanno abituato tante narrazioni esemplari.
La relazione tra l'uomo e le bestie qui è dura, scontrosa, fatta
di incomprensioni, quando non di vere e proprie crudeltà. Gli
uomini cacciano i camosci e ne mangiano il fegato, sparano ai galli
forcelli, maltrattano i cani.
Quando la vita è dura per tutti la spietatezza, la mancanza di
indulgenze e di tenerezze sono la norma. Eppure, proprio per questo,
gli attimi in cui si manifesta un'amicizia rimasta per anni senza parole
e senza espressione o quelli in cui il dolore per la perdita di un cane
amico fa conoscere all'uomo la commovente profondità di un intimo
legame raggiungono un'intensità sublime. Tanto più straziata
quanto più silente.
L'aria che circola in queste pagine di Corona si fa fine, a volte dolce,
a volte tagliente, ombre passano tra gli alberi, un semplice sguardo
umido, affettuoso, di rimprovero o di riconoscenza, dice più
di tante parole. Racconti di fatti, di gesti e di silenzi, storie tramandate
da generazioni che, come sempre in Corona, ritornano circolarmente e
di nuovo e per sempre affascinano, tra verità e leggenda.