Polpette agli spinaci

Quando di parla di polpette c’è sempre qualcuno che storce un po’ il naso, pensando a pietanze preparate con avanzi vecchi di chissà quanto da cuoche fin troppo parsimoniose e avverse allo spreco. Se, da una parte, è vero che preparare le polpette è uno dei modi migliori per riutilizzare gli avanzi di una cena abbondante o dar fondo alle ultime scorte del vostro frigo o del vostro freezer, è anche vero che esse sono uno dei piatti più amati della nostra tradizione e che portano alta la bandiera della cucina italiana del mondo. In particolare le polpette sono la passione dei bambini, ed ecco perchè, per il vostro pic nic, vi proponiamo questa versione agli spinaci: vi assicuriamo che i piccoli mangeranno le verdure senza neanche accorgersene! Dosi per 4 persone.

Fate scongelare 100 grammi di spinaci congelati, tagliateli sottili e lessateli in abbondante acqua salata, poi scolateli e fateli raffreddare. In una terrina ponete gli spinaci, 400 grammi di carne macinata di manzo, due cucchiai di pane grattugiato, due di farina e due di acqua fredda, un uovo e un po’ di sale. Mescolate il composto e ricavatene 10-12 polpette rotonde, che farete rosolare a fuoco dolce in un tegame irrorato d’olio. Quando saranno ben dorate, versate sulle polpette 3 cucchiai di salsa di soia e mezzo bicchiere d’acqua bollente, poi coprite la pentola e lasciate cuocere a fuoco moderato per circa mezz’ora, in modo che le polpette siano ben cotte anche all’interno.

Queste polpette sono ottime sia calde che fredde, e si trasformano in un piatto completo aggiungendo un po’ di purè di patate o di pasta fredda. Per variare la ricetta potete anche inserire al centro di ogni polpetta un cubetto di fontina o taleggio, che darà ancora più gusto al piatto e farà felici i bambini dai 4 ai… 99 anni.

Le polpette sono anche molto pratiche da portare in un pic nic, essendo già di natura delle miniporzioni che i commensali potranno sbocconcellare seduti tranquilli su un prato. Per trasportarle, una volta raffreddate, vi basterà un semplice contenitore in plastica o in vetro da riporre poi nel vostro frigo portatile (potete scegliere qui il modello più adatto alle vostre esigenze e… al vostro appetito: https://www.primariepd2013.it/mini-frigo ).

Cibi che stimolano la Libidine

Si puó provare ad aggiungere questi alimenti nella propria dieta:

Riso Integrale
Si pensa che sia ricco di Vitamine del gruppo B che sono molto importanti nella produzione di energia – senza le quali non c’è motivo di parlare di libidine. E’ inoltre una fonte ricca di Magnesio che aiuta la contrazione dei muscoli durante l’attivitá sessuale, l’eccitamento e anche l’eiaculazione.

Miele
Nell’antica Persia, la gente beveva del miele dopo il loro matrimonio cosí da aiutarli ad essere del giusto umore. Si crede che il miele sia ricco di Vitamina B necessario al rilascio di testosterone il quale puó essere d’aiuto nella produzione di stamina e allo stesso tempo aiutare al rilascio costante di energia. In questo modo non si puó mai avere la sensazione di stanchezza e addormerntarsi.

Noci del Brasile
Secondo alcune ricerche fatte all’Universitá di Padova, una dieta povera di selenio puó essere la chiave della fertilitá nell’uomo. Il selenio aiuta a prevenire l’ossidazione che causa danni allo sperma. Quindi l’assunzione di tre noci del Brasile puó aiutare a raggiungere la quantitá giornaliera di selenio raccomandata.

Anguria
Alcuni di scienziati hanno anche provato che mangiare anguria puó avere gli stessi effetti di una pilloletta blu. Infatti puó aiutare a rilassare le vene e quindi puó funzionare come il Viagra. Una tra le piú importanti cose è che non avrete mai bisogno di prescrizione medica per mangiare anguria, cosa di cui invece avreste bisogno se prendete il Viagra .

Gelato alla Vaniglia
La vaniglia è largamente usata nei prodotti alimentari, dai dolciumi ai gelati e anche nei deodoranti. La fragranza trovata nella vaniglia è molto efficace nell’aumentare il flusso sanguigno del pene. Quindi se mangi una vaschetta di gelato, puó non essere solo a suo favore.

Tartufi
Il potere afrodisiaco dei tartufi ha queste qualitá per l’essenza presente in esso. Contiene un composto chiamato alfa-androstenolo che è molto simile ai feromoni.
Nella maggiorparte degli esseri umani è anche collegato all’attrazione fisica tra di loro e puó anche causare eccitamento. Questo è uno dei primi motivi che spiega la reputazione afrodisiaca dei tartufi. Prova a servirne una piccola quantitá grattuggiata sulle uova a colazione e si potrebbe non essere pronti a non svegliarsi fino all’ora di pranzo.

Tonno
E’ considerato cosí ricco in Vitamina B3 che l’effetto dilatatore sanguigno di questa Vitamina aiuta a potenziare il comportamento sessuale. Questo è molto di aiuto quando si ha disfunzione erettile. Gli altri effetti possono essere considerati come senso del tatto e una migliore erezione. Quindi assicurati di averlo nel tuo menú per quell’appuntamento importante.

Pomodoro
Si pensa che i pomodori siano ricchi in betacarotene il quale è utile nella conversione alla Vitamina A. Aiuta a mantenere una sana vita sessuale. La Vitamina A aiuta al normale funzionamento degli organi sessuali e allo stesso tempo gioca un ruolo importante nella produzione di testosterone.

Spinaci
Se hai mai pensato di farti una famiglia, prova a mangiare piú spinaci. Megli se mangiati crudi in quanto contengono Q10 un coenzima che aiuta nella fertilitá e sterilitá. Aiuta a migliorare il movimento degli spermatozoi.

Aglio
E’ forse conosciuto come qualcosa che fa passare la voglia piuttosto che accenderla, ed è anche considerato come un perfetto afrodisiaco. Si crede che l’aglio contenga allicina conosciuta perché migliora il flusso sanguigno durante la libidine. Ma dovreste sempre portare con voi caramelle alla menta quando mangiate aglio.

Dopo la tragedia del 3 ottobre tutto torna a stagnare

Era il 3 ottobre 2013 quando oltre 300 migranti persero la vita in mare nel tentativo di raggiungere l’isola di Lampedusa. Una enorme tragedia, che ha toccato l’animo di molte persone. In seguito a questo evento il governo decise di introdurre una giornata di lutto nazionale e di fare dei funerali di Stato per i defunti. I maggiori giornali nazionali, per molti giorni hanno riportato la notizia della tragedia, e alcuni hanno lanciato una raccolta firme per abrogare la legge Bossi-Fini riguardante il tema degli immigranti.

Tutto questo è accaduto cavalcando l’onda del momento, ma poi tutto sembra essere tornato a scorrere normalmente. I giornali hanno smesso di parlare di ciò che effettivamente avesse fatto la politica dopo quella giornata, e più nessuno ci ha fatto sapere che fine avesse fatto la petizione lanciata per abrogare la legge. In effetti sembrerebbe che non sia cambiato proprio nulla da quel giorno ad oggi, se non per il giorno di lutto nazionale. Quest’ultimo evento sarebbe stata una scelta molto importante per dimostrare che in situazione come queste non esistono frontiere, che siamo tutti uomini e che la sofferenza per la morte di così tante persone viene condivisa da molti, ma si è invece risolta in una scelta isolata, rimasta sospesa a mezz’aria. Niente è stato fatto per cercare di migliorare la situazione dei migranti, per provare a risolvere effettivamente il problema dell’accoglienza e delle loro condizioni una volta sbarcati. Tutti, dai politici alle maggiori testate nazionali hanno semplicemente approfittato momentaneamente della situazione, e poi hanno lasciato che come sempre tutto cadesse nel vuoto. Le persone probabilmente si sono dimenticate in fretta della tragedia visto che nessuno li ha più informati di ciò che è venuto dopo.

L’isola di Lampedusa continua a ricevere barconi pieni di immigranti, spesso torturati durante i lunghi viaggi, che quando arrivano devono fare i conti con un sistema incivile e oltretutto poco funzionante. Un sistema che per un momento è sembrato che in molti volevano cambiare, ma che invece pare che a nessuno interessi davvero. Un sistema di cui anche alcuni dei nostri rappresentanti sembravano indignati, ma che invece pare che preferiscano lasciarlo così come. Una politica che si interessa di fare propaganda, che sfrutta i momenti per cercare di conquistare l’appoggio dei cittadini, ma che poco si interessa di attuare davvero dei cambiamenti per questo paese. Un momento in cui sembrava che le istituzioni avrebbero cambiato davvero qualcosa in meglio e che avrebbero discusso del problema con tutta l’Unione Europea, ma che si è invece rivelato l’ennesima scintilla nel buio.

O forse qualcosa è stato fatto e noi non ne sappiamo niente, perché i giornali, troppo interessati anche loro a conquistare piuttosto che informare non si sono impegnati a dare continuità a quello che sembrava l’ennesimo argomento che gli stava a cuore. Forse anche loro assecondano semplicemente gli umori della maggioranza per fare in modo che noi crediamo che effettivamente ci possano informare sulle cose che a noi interessano.

Una tragedia che è stata un segnale importante della necessità di cambiamento, ma che purtroppo è stato colta soltanto per un momento e poi dimenticata per lasciare nuovamente le vittime e i propri cari nella solitudine del silenzio.

Ansia da “prestazione”

La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, quando si presenta di fatto davanti ai nostri occhi; e l’ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale stiamo in ansia. [Daniel Defoe in Robinson Crusoe, 1716]

Sentirsi preoccupati per qualcosa o per qualcuno è, certamente, un’esperienza diffusa ed, in un certo senso, anche normale: ognuno di noi quotidianamente si preoccupa per il lavoro, per la propria salute, per il partner e per i propri figli.

Qualche giorno tra i post di Facebook mi sono ritrovata a leggere una vignetta di Silvia Ziche che rispecchiava perfettamente lo stato d’animo che, durante il corso delle giornate, spesso proviamo.

Il disegno racconta ironicamente dell’ansia da consegna e dell’improbabile tentativo di trovare la calma e la concentrazione per andare avanti nel proprio lavoro.

Certo, a nessuno piace sentirsi in ansia, anzi spesso sentiamo questa condizione come fastidiosa, svantaggiosa o peggio ancora dannosa nell’esecuzione di un compito.

Eppure l’ansia è necessaria!

Probabilmente vi sembrerà assurdo poter affermare una cosa simile, ma in realtà l’ansia (in dosi moderate) è funzionale alla riuscita dell’impegno.

Lo stato d’ansia, infatti, è un sentimento molto simile a quello della paura. In termini fisiologici: il cuore aumenta i battiti, si hanno le palpitazioni, si suda, si sente un nodo in gola, si ha l’affanno. In termini emozionali: si percepisce un disagio, un timore di ciò che può accadere.

In parole “povere”: il corpo traduce in una serie di sintomi uno stato interiore in cui ci sentiamo minacciati o in pericolo.

Ma ansia e paura non sono la stessa cosa; la differenza tra i due sentimenti sta nell’oggettività del “pericolo”. Nel caso della paura il rischio è oggettivamente reale: mi trovo su un dirupo senza protezione, è naturale percepire il timore di cadere giù. Al contrario, il sentimento d’ansia ha come oggetto qualcosa di soggettivo, che gli altri non percepiscono come rischioso: il terrore di salire su un tram affollato o di stare in pubblico non tutti lo proviamo, eppure per alcuni queste circostanze sono davvero difficili da affrontare.

Se attivata con moderazione, quindi, l’ansia è un sentimento utile che ci permette di rimanere in allerta, che ci consente di essere vigili mentre guidiamo, di restare concentrati quando dobbiamo fare un compito a scuola oppure mentre facciamo sport.

Solo quando l’intensità dell’ansia supera un certo livello, anche i risultati ne risentiranno negativamente.

Infine vi ricordo che, in molti casi, l’ansia può essere anche piacevole. “Quando?”, mi chiederete: nel caso degli sport estremi; quando corriamo in auto o in moto; quando guardiamo un film giallo o un horror; quando andiamo sulle montagne russe al Luna Park.

In questi casi il piacere nasce dalla sensazione di controllo.

Se la sensazione d’ansia limita le prestazioni o le azioni quotidiane della vita, allora è il caso di contattare uno specialista o chiedere supporto.

Se avete voglia di approfondire l’argomento contattatemi, o commentate l’articolo.

Redout (console version) – Recensione

Redout, il gioco di gare futuristiche a zero G del team italiano 34BigThing, dopo un anno dalla sua pubblicazione su PC, è uscito anche per le due principali console domestiche odierne, PS4 e Xbox One in una veste arricchita di contenuti e, per la prima volta, disponibile anche in versione retail. Ricordate? Ne avevamo parlato QUI.

Redout, come dicevamo, è un gioco di gare tra piccole e velocissime astronavi che dovremo far sfrecciare attraverso tutta una serie di tracciati, durante un campionato con tanto di carriera o per una singola gara soltanto.

Ogni tracciato ha le sue precise caratteristiche, e va affrontato con la vettura giusta, oltre che con una doverosa dose di pratica. Le vetture, dal design veramente splendido, sono divise in quattro differenti categorie di “prestigio” crescente. Per ogni categoria potremo scegliere di gareggiare con uno dei team presenti, le cui vetture hanno caratteristiche (le classiche accelerazione, velocità massima, tenuta etc.) che dovremo imparare a sfruttare al meglio in gara.

Se giochiamo in modalità gara singola potremo usare liberamente ogni tipo di navicella, mentre affrontando il campionato in modalità carriera, partiremo con i fondi necessari all’acquisto di un modello base e tante speranze. Proseguendo nella carriera dovremo quindi far salire il più possibile il nostro livello pilota, cosa che ci permetterà di guadagnare più soldi, da investire per migliorare il nostro mezzo o acquistarne uno più performante.

Come dicevo prima, anche i tracciati hanno delle caratteristiche tutte loro, quindi si rivela molto importante la “messa a punto” del veicolo, così da non trovarci con l’assetto sbagliato per un determinato tipo di pista.

Redout, essendo un gioco di corse tra veicoli futuristici che levitano a qualche centimetro dal suolo, inevitabilmente riporta alla mente i grandi titoli del genere, F-Zero e Wipeout, riuscendo però a dimostrare una personalità tutta sua, sia nell’aspetto che nel gameplay. Giocarlo è stata davvero una piacevole sorpresa, specie per un soggetto come me, non proprio espertissimo del genere corse.

Dopo una rapida occhiata alle varie opzioni del menu, semplice ma di atmosfera, decido di scendere in pista per una gara semplice, così per prendere un po’ la mano coi controlli. Scorro le navicelle disponibili e l’occhio mi cade su un team dal logo vagamente sovietico, la cui vettura base si chiama Buran (che, per chi non lo sapesse era il nome del progetto per un fantomatico space shuttle russo). Non so se gli sviluppatori lo hanno fatto a posta o meno, ma adoro questi “easter egg“, se così possiamo chiamarli, e dunque seleziono senza indugi il Buran e scendo in pista.

La prima gara sono riuscito anche a fare un buon piazzamento, cosa che non si è più ripetuta per qualche gara di seguito. Si, perché Redout è un gioco molto intuitivo e con dei controlli semplici e ben strutturati, ma per riuscire a padroneggiare bene il proprio mezzo, ci vuole un bel po’ di pratica, cosa che reputo giustissima. Una curva di apprendimento non permissiva ma ben bilanciata, come in questo caso, è indubbiamente un valore aggiunto a tutto il gioco.

Sul lato tecnico, la versione PS4 che ho provato non ha nulla da invidiare alla sua controparte PC. Forse, se devo proprio trovare il capello, le ambientazioni dei tracciati sono un pochino meno particolareggiati rispetto a quelli per computer, ma la cosa è irrisoria, dato che sfrecceremo spessissimo a velocità talmente folli da non percepirlo di sicuro. Grafica fluidissima, non un rallentamento sulla mia PS4 Slim, anche con molte vetture a schermo, e una colonna sonora davvero “intrippante” che unita al senso di velocità percepito, rende una partita a Redout un vero piacere! Da condividere anche con gli amici, visto che oltre all’ormai ovvia presenza di un multiplayer online, Redout possiede anche una modalità split screen, con cui sfidarsi in locale. Merce rara di questi tempi!

Un gioco bello, divertente e realizzato al meglio questo Redout. Il made in Italy che ci piace per davvero!

Fiches e tavolo verde ancora protagonisti

Mentre si parla tanto, e giustamente, di cash game nel poker online italiano, quale utlima frontiera infranta da un movimento (quello del texas hold’em) che non sembra conoscere confini telematici, tutto tace e si mette nel dimenticatoio per cio’ che riguarda il poker fisico, il cosiddetto “live”.

Dopo la comunitaria del 2009 che ha imposto e posto la tolleranza zero nei confronti dei circoli, malgrado alcuni perseverino nel gioco live – che è a tutti gli effetti un gioco illegale, clandestino e da condannare e punire – non c’è regione, comune, città o paese in cui la mancanza di poter giocare a poker senza doversi nascondere dietro ad un nick o a una connessione, non si faccia sentire.

Molti circoli, unitamente o in modo singolo, hanno provato a scuotere i Monopoli di Stato che altro non hanno fatto che prendere tempo e restare in silenzio confermando che la nuova legge è al vaglio dei Ministeri e che entro fine anno si ritornerà a giocare anche all’aperto. Intanto… intanto pero’ si è assistito ad un fenomeno particolare che lascia pensare – e molto – sulla reale gestione della situazione e della mancanza di sviluppi.
Il poker ‘live’ è stato bandito dai circoli, è rientrato nei Casinò (solo quattro in tutta Italia) a favore di un poker telematico gestito da concessionari veri colossi che ne hanno gestito al meglio il bussiness e i suoi sviluppi.

ma dire che il poker ‘live’ non c’è piu’, proprio nel momento in cui una legge comunitaria ne sancisce la morte – non è proprio esatto. Mai come da quando i circoli sono stati chiusi è imperversato in televisione il fattore ‘live’. Non c’è palinsesto nazionale o locale che si rispetti che non abbia in seno una trasmissione che riproduca delle gare ‘fisiche’ con personaggi in carne ed ossa, con protagonisti che non hanno nomi di avatar ma cognome nome, nazionalità e curriculum. Addirittura è stata varata anche una televisione, un intero canale satellitare proprio dedicato ai tornei ‘live’ con eventi che vanno dallw Wsop agli Ept, ai tornei d’oltremanica e d’oltreoceano sconfinando anche nelle lontane terre australiane.

Proprio mentre i circoli sono chiusi e si spengono settimana dopo settimana anche le flebili fiammelle di una possibile riapertura, non c’è mass media in cui non ci siano spot, pubblicità, campagne e testimonial di grido delle piu’ grandi pokerroom; non passa settimana in cui le varie piattaforme non imbandiscano veri e propri eventi ‘live’ all’interno dei casino italiani (che si leccano i baffi) o nei casinò limitrofi ai nostri confini (come in Slovenia) o nei circoli della vicina Svizzera. E tutto approfittando della crisi di astinenza dei piu’ che prima si accontentavano – e si divertivano – nel circolo sotto casa senza interessarsi da chi fosse gestito o a chi andassero le percentuali o se qualche concessionario fosse scontento di tanto entusiasmo e i numeri dell’online non fossero quelli attuali.

A pensar male si fa peccato, ma spesso si azzecca: mai come oggi da quando il poker ‘live’ è stato bandito, ci sono stati così tante attenzioni proprio agli eventi ‘live’ del poker. Con l’unica differenza che qeusti attuali sono tutti eventi sotto l’egida delle grandi poker-rom che continuano a far sì che i circoli stiano ancora un po’ in naftalina, visto che adesso c’è da mungere anche la vacca grassa del cash game. Che ovviamente farà lievitare ancora di piu’ gli affari del poker online.
Buon all in a tutti…