Mauro
Bubu Bole & Mauro Corona & AlziroMolin
Servizio
di Vinicio Stefanello
Fotografie Riccardo Milani e Fabio Dandri
Così
ci siamo tutti. Molin, Corona, Bole, tre generazioni di alpinisti.
Le cose vanno per loro conto, c’è voglia di andare in libera.
Allora godiamocela, come un bicchiere sempre pieno, quest’anarchia
di alpinisti e uomini. Senza fretta, che oggi nessuno sembra avere mete.
“Voglio fare una via sulla piastra della frana del Vajont”
butta lì Corona, “Sono quasi 500 metri. Però bisogna
farla in novembre o dicembre. Prima è pericoloso viene giù
tutto. Basta un corvo che muova un sasso...” Molin continua, quasi
per associazione di idee: “ Ripetere una via non è mai
come aprirne una nuova. Sapere che qualcuno è già passato,
che ci sono chiodi, è tutto un’altro andare”. “Solo
le vie nuove sono alpinismo. Perchè non sai cosa trovi”
[...]
“Ma
qualcuno è andato mai oltre il suo limite?” continua provocatorio
Bubu. Così frugando nella memoria di più di 50 prime,
Molin ricorda: “Io non ho mai rischiato di andare oltre. Pensavo:
e dopo? Magari ricschiavo se sapevo che sopra c’era una cengia”.
Siamo preda dell’anima e del corpo, il limite assoluto non esiste.
Esiste il limite di quel momento. Il giorno dopo magari vai su con la
gerla piena di incudini. Poi , fin che torni a casa vivo, il limite
non esiste”.
“Allora anche in una ripetizione c’è qualcosa?”
“Sì, se quello che ha aperto la via è veramente
andato oltre. Ti domandi che testa aveva in quel momento. Dov’era?”
dice Bubu. “Certo” ripensa Corona “su difficoltà
veramnte serie , a volte ripetere una via può essere psicologicamente
più difficile che farla nuova. Anche perchè parti già
un po’ scaricato”. E’ difficile insomma accettare
una sconfitta dove un altro è riuscito. Per Bubu è proprio
il punto: “Anche questo fa parte del coraggio di confrontarsi
con gli altri”. “E anche della nobiltà dello spirito”
gli fa eco Corona. La nobilta che ti fa riconoscere il valore degli
altri, e progredire.
Corona insegue i suoi pernsieri: “L’arrampicata è
una cosa mostruosa”. E aggiunge: “Tecnicamente possiamo
essere uguali. Ma io vedo un appiglio e tu ne vedi un altro: ed è
lo stesso. Tu lo vedi accarezzandolo in un modo, lui in un altro. Quindi
non bisogna fermarsi solo al confronto. Si va e si prova”. Forse
è questa leggerezza che ti salva, per non farti travolgere da
quello che fai. Chissà come si sente Bubu, ora che sta provando
la via di Alex Huber sulla Ovest di Lavaredo...
“Mi sento libero. Uno spirito libero” attacca Bubu, e poi
“Se non ho voglia difare una cosa non la faccio, questa è
la forza che mi fa continua il viaggio”
“Come sul Trango, in Pakistan?”
“Lì , la sfida era lo stile. Voelvo aprire una via nuova
a vista, spingendo al massimo . Però non ho mai rischiato. Difatti
quando sono volato ci sono rimasto prorpio male , perchè mi ero
imposto di controllare tutto. Di essere sempre presente con la testa
. La mi aè stata un aprogressione calcolata. Cerco sempre di
avere dei pezzettini di margine, è così che penso alle
protezioni”. E’ una dimostrazione di serietà e d’intelligenza”
comemnta Corona. “Di voler bene alla vita” approva Molin.
“E di volerla vivere fino in fondo” conclude Bubu.
Però c’è un dubbio.
Corona si domanda: “Ma se vogliamo così bene alla vita
perchè non restiamo sul divano?” Per lui “E’
l’ansia di essere almondo che ci fa fare alpinismo. Il problema
è con noi: non sappiamo vivere in pace. Se facciamo l’ottavo
grado vogliamo fare il nono... Il vero saggio, diceva Pessoa, sta seduto
a casa e guarda passare i treni”.
“Ma fare vie più dure, progredire, è uno stimolo
di vita, è una motivazione”, ribatte pronto Bubu. “Si
finchè non ti accorgi che ti dà stress” risponde
Corona e conclude: “Allora bisogna tornare indietro altrimenti
è una corsa senza fine. E non si può vivere senza un limite.
Prendi i camosci: fanno baruffa per la femmina, ma quando trovano il
giovane che li sconfigge, questi capi branco vanno via con una certa
felicità. Forse erano stanchi di essere i primi”. Viene
da pensare che ci vuole coraggio anche per questo.
Il coraggio , questa chimera.
Corona propone una sua visione: “Coraggio è fare un’azione
quando non sai cosa ti aspetta. Invece quando uno arrampica ai suoi
livelli, ha un coraggio gestito, controllato. Il coraggio naturale sconfina
nella follia, perchè perdi: muori subito”.
“O hai fortuna, io ne ho avuta tanta, specialmente a 16 anni quando
ho cominciato” dice Bubu. Un’affermazione questa, sottoscritta
a gran voce da tutti. Perchè a dirla con Corona: “Il padreterno
protegge gli sciocchi”. E noi lo siamo stati parecchio, e in più
occasioni. E non perchè l’alpinista non conosca la paura.
Anzi.
“Se uno è cosciente ha paura. Davanti alle difficoltà
hai paura. Per questo trovi il coraggio di superarle. Ricordati che
se hai paura, vuol dire che vuoi bene alla vita”, è Molin
che parla e sembra di vederlo in parete con la corda di canapa da 12
mm che : “Veniva dura come il baccalà quando prendeva un
po’ d’acqua”.
“La paura è una cosa saggia, è la mamma del coraggio”
aggiunge Corona, e andando oltre: “Non ho mai fatto una via senza
aver paura”. E’ logico. Ma chissà perchè risentirlo
fa bene. Come la battuta di Corona “Mi ricordo quella volta ch
eGiancarlo Grassi, davanti a una cascata, mi ha chiesto: Sei sicuro
che sia la prima salita? L’importante è che non sia l’ultima,
gli ho risposto. Era proprio una candela da brivido...”
Coraggio, paura e ... fantasia. Ormai non ci ferma più nessuno.
Per Molin “Fantasia è creare, ideare una linea. Lasciarsi
trasportare dall’istinto. In parete può capitare una via
che va asinistra, ma tu senti che si può andare a destra: è
la tua fantasia di scopritore a suggerirlo”. La fantasia per Corona
è: “Personalissima, come le impronte digitali. Non si può
influenzare. Io ammiro Jerry Moffat che arrampicava a lanci. Ma allora
si diceva: bisogna muoversi piano, al rallentatore. Ma chi l’ha
detto? Si arrampica con l’istinto”.
Bisogna esprimere la propria creatività. “Penso che tutti
gli alpinisti che hanno creato qualcosa siano uomini forti, anche nella
vita”, butta lì Bubu. Annuisce convinto anche Molin. Allora
non è vero che l’alpinismo è una fuga? E’
chiaro : per nessuno di noi può esserlo . “Sopravviviamo
a furia di inutilità. Ho fatto il Campanile di Val Montanaia
161 volte. E tutte le volte è stata un’emozione diversa,
perchè ero un giorno più vecchio. Allora, se uno si diverte
è dio per se stesso”.
E’ sempre avventura.
“Si, soprattutto se dai il massimo” interviene Bubu, e aggiunge:
“Poi ti riconcili anche con te stesso, con il mondo”. Tutti
d’accordo. “Era proprio bello dopo una prima arrivare in
rifugio e poter scaricarsi di tutto” ricorda Molin. “Spesso
le grandi avventure finiscono al bar. Perchè ti liberi vuoi diventare
bambino, vuoi cantare (e siccome non siamo più capaci, beviamo
un’ombra, e si canta. E vuoi bene a tutti. Non hai più
astio, non hai più rancori. Questo è il valore dell’alpinismo”.
Si un po’ di felicità.
Il sole comincia a riscaldare. Non bastano più le parole. Andiamo
tutti su in Tre Cime. E’ quasi un pellegrinaggio. Quando svoltiamo
l’angolo di forcella Lavaredo, è come la prima volta. Le
grandi Nord stupiscono sempre. C’incamminiamo in silenzio sotto
le pareti, c’è un’atmosfera di tranquillità
e insieme di potenza. [...]