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ABETE
BIANCO
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Nei
nostri boschi, l'albero possente, il signore del castello per il
quale tutti nutrono grande rispetto, è l'abete bianco. E'
il vecchio protettore, colui che dal suo eremo, raggiunta l'età
della saggezza, controlla tutto e tutti. Anche il nome, sereno e
pacifico, lo aiuta. Alto e maestoso, si sviluppa largo e diritto.
In altezza, può raggiungere anche i cinquanta metri. Da lassù
parla con la luna e vede tutto e tutto sa. La sua crescita è
lenta e laboriosa perché deve apprendere la difficile arte
del condottiero, del grande saggio che, imparziale come Salomone,
appiana e dirime tutte le dispute del bosco sul quale regna. La
calma dell'abete bianco è solenne e tutti gli alberi, anche
i più invidiosi e cattivi, lo accettano nel ruolo di grande
controllore e padre. Non è però uno sterile applicatore
di leggi e commi, bensì un sereno giudice di pace che dispone
di grande sensibilità. Esercità l'autorità
senza arroganza. Molti uomini che detengono il potere dovrebbero
ogni tanto sedersi all'ombra di un abete bianco per ascoltare i
suoi consigli e seguirne l'esempio. Da vigile custode del bosco,
l'abete bianco ha per tutti una riserva di attenzioni , ma dei più
deboli e dei maltrattati si occupa con maggiore scrupolo.
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FRASSINO
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Il
frassino si può definire l'effeminato del bosco. Non cresce
mai dritto. Il suo tronco si sviluppa con movenze e curve inequivocabilmente
femminili. Come tutti i diversi è sensibilissimo e quindi procede,
attraverso la vita, con grandi difficoltà. Viene deriso dai
"veri uomini", quindi cerca di evitare, il più possibile,
incontri con maggiociondoli e carpini, gente buona ma dura e maschilista
fino al midollo, che non perde occasione di stuzzicarlo e dileggiarlo
con sarcasmo. Nonostante il corpo grazioso, il frassino, è
un legno duro e tenace, dal carattere buono e pronto a sopportare
i pesi della vita.
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BETULLA
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Alta,
elegantissima, diritta, sempre perfetta nel suo abito bianco, la betulla
è la regina del bosco. Riservata, ma conscia della sua bellezza,
si fa desiderare e non concede facilmente le sue grazie. Non appartiene
a quella categoria di donne che visibilmente ti fanno capire la loro
disponibilità. Il suo desiderio, la sua scelta, i suoi gusti,
li devi intuire dall'impercettibile movenza delle fronde. E nemmeno
allora sei sicuro che ti abbia detto sì. Sa di essere la protagonista
del bosco e questo la rende un po' superba e vanitosa. Come tutte
le donne, dietro un'apparente fragilità nasconde una tenacia,
una forza di volontà e una resistenza insospettabili. E' capace
di sopportare pesi immani. Le grandi fatiche della vita che spezzano
alberi alla vista ben più robusti non la piegano neppure. Anzi
gli sforzi la fortificano e, una volta assorbiti, ne esce ancora più
resistente. Le donne betulla, alte, eleganti, con un certo che di
malizioso negli occhi, non si muovono mai a scatti. La natura della
betulla e l'educazione ricevuta le conferiscono sempre un pacato autocontrollo.
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NOCE
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Il
potere e la fortuna del noce non sono frutto del suo lavoro o di un
impegno costante e laborioso, ma solo il risultato casuale di una
serie di buone qualità che, travisate, hanno reso ciechi gli
uomini. Questo è il noce: un uomo normale con qualche bella
curva di pregio che la stupidità umana ha reso celebre e potente,
a tal punto che è impossibile ormai fermare il suo arrogante
cammino. Per quanto arrogante e antipatico, dispone comunque di parecchi
pregi. Anche le foglie del noce sono state colpite dal delirio di
onnipotenza. D'autunno, non cadono come le altre in dignitoso silenzio,
ma devono farsi notare. Hanno bisogno della platea altrimenti si sentono
zero. Allora, per attirare l'attenzione, scendono al suolo con rumorosi
"croc croc", come cadessero pesanti cartocci. E' il desiderio
di apparire a tutti i costi.
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LARICE
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L'opposto del noce per carattere e stile è il larice, re
dei costoni. Ha un nome ossuto e secco che ben lo rappresenta. E'
il nostro amico, il fratello maggiore. Tenaci e riservati, nobili
d'animo e forti di carattere erano i nostri naturali alleati. I paesi
della valle son fatti di sassi, anime e larici. Il larice è
un albero onesto, generoso, dal portamento ottocentesco. In lui si
sposano forma e sostanza. Potresti affidargli, nella più completa
tranquillità, i tuoi beni con la certezza che verrebbero non
solo conservati con scrupolo e attenzione ma anche restituiti. Non
cerca tuttavia di imporsi e ti viene in aiuto solo su tua specifica
richiesta. La sua vita è lassù, in costa alla montagna,
sentinella affettuosa dei suoi fratelli uomini.
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PINO
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Il pino, presente in tutti i boschi di montagna, è un discreto
dispensatore di buoni aiuti. E' vulnerabile e bisogna proteggerlo.
Forza e durezza le scarica nei rami. Vedere le grandi e pacifiche
famiglie di pini dispiegarsi per le montagne in vaste distese verdi
trasmette tranquillità. Si tratta di gente perbene senza la
quale un bosco non potrebbe dirsi completo.
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PERO,
MELO e CILIEGIO
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Dal
grande popolo delle piante vi sono anche coloro che se ne sono andati.
Sono usciti dal bosco per emigrare in città a stare meglio.
Rappresentano gli affetti, le cose buone della vita e sono il ciliegio,
il pero e il melo. Nel bosco sono rimasti solo i fratelli selvatici,
loro, invece, hanno preferito mettere nella gerla ciliegie, mele e
pere e trasferirsi nei cortili. Buoni d'animo e dal temperamento mite,
questi alberi possiedono un corpo caldo e un colore che comunica affetto.
Il ciliegio, in verità, ha un carattere un poco superbo ma
bisogna dire che è anche l'albero dei sogni e degli amori.
Forse per il suo color rosa intenso con fiammature scure e per il
suo legno odoroso di fresco, il Creatore gli aveva affidato un compito
speciale nei paesi della valle. Lo aveva incaricato di contenere come
in uno scrigno affettuoso l'amore e il sonno degli uomini. Da noi,
nonni, genitori, bambini, generazioni intere hanno dormito e si sono
voluti bene in letti di ciliegio. Mentre il ciliegio stimola i sentimenti,
il pero e il melo sono maestri d'asilo. Hanno sempre a che fare coi
bambini che diventano i loro educatori. Sono alberi che vivono per
dare pace e serenità. Non sono pionieri, non cercano l'avventura
ma si accontentano di una vita quieta negli orti, nei cortili o nei
giardini.
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TIGLIO
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Quasi
fratello del pioppo, è solo un po' meno disgraziato. Sembra
abbia avuto la fortuna di incontrare una donna che lo ha lavato, vestito
e profumato. E gli ha insegnato a tenersi bene. Ma lui, per uscire
dalla sua non troppo brillante condizione, ha voluto esagerare e,
siccome non è un raffinato, è caduto nella trappola
della banalità. In primavera si spruzza addosso tanto di quel
profumo che se ci passi vicino ti viene il mal di testa. Rinnega in
ogni modo la parentela con il pioppo e per riuscirci si circonda di
oggetti superflui che, secondo lui, dovrebbero donargli stile e autorità.
Quanto è ridicolo il tiglio! Sembra quei tipi al bar col telefonino
appeso alla cintola che aspettano sempre una chiamata per far vedere
al mondo che anche loro esistono. Come tutti coloro, e sono tanti,
che hanno un rapporto contrastato con l'educazione, il tiglio sbraita,
spinge sgomita e si fa avanti senza il minimo rispetto verso il prossimo.
Nella fabbrica della vita, mentre i faggi avvitano bulloni lui, che
è sempre pronto a dire di sì al padrone per ottenere
privilegi, s'è conquistato il posto da guardiano. Con mille
sotterfugi ha acquistato una macchina usata, ma lussuosa, per farsi
credere ricco. Come tutti i finti, quando incontra l'abete bianco
china la testa e diventa servile, salvo poi sforgarsi con i più
deboli e sfortunati. Ingannevoli nella facciata, da lontano sembrano
brillanti e sicuri, ma alla prima battuta, si rivelano deludenti e
noiosi. Sono i tigli!
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CIRMOLO
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All'apparenza
sembra un albero ombroso e taciturno, invece possiede un'indole buona
celata all'ombra di un vivere sereno e tranquillo. Rappresenta la
domenica del bosco, il giorno di festa, la giornata del riposo e del
sorriso. Annusando un tronco di cirmolo si comprende quanto sia importante
la vita sulla terra. C'è tutto in quell'odore: la montagna,
il mare, i deserti, la voglia di vivere, la semplicità. Il
cirmolo ha raggiunto la serenità interiore e non fa baruffa
con nessuno e con nessuno si intriga. Questo equilibrio gli consente
di non essere invidiato e nenache criticato. Il più bieco denigratore
non riesce a trovargli qualche difetto sul quale "lavorare".
La sua presenza costituisce per tutti un piacere. Anche l'abete bianco,
signore degli alberi, è conscio dell'importanza del cirmolo.
In caso di malattia, sa di poter affidare a lui il compito di vigilare
sul bosco ed è sicuro che al suo ritorno gli restituirà
la città delle piante in perfetto ordine. Come ilviburno e
la betulla, il cirmolo ha capito che non vale la pena di impuntarsi
e combattere una battaglia già persa in partenza. E' un mite,
ma non per paura, per saggia esperienza. Incontra un cirmolo e il
sorriso accompagnerà la tua giornata.
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QUERCIA
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Alta,
grossa e sempliciotta, sembra una chioccia sempre intenta a tenere
i pulcini sotto le ali. Preoccupazioni ed ansie l'hanno abbandonata
da tanto, ma l'hanno pure sfiancata e resa pesante, con le forme dimenticate
dal tempo. Di scarsa cultura, è un po' banalotta e provinciale.
Nel bosco, sembra una di quelle matrone da cortile, le mani ai finachi
e il grembiule unto, che parlottano con le comari di tutto e tutti.
Non ha punte di emozioni e sta lì a registrare gli avvenimenti
che riferisce con bigotteria e quel senso dello scandalo, tipico di
chi non può più commettere certi peccati.
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ULIVO
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L’ulivo
è un albero serio, dal dolore contenuto e dignitoso e dalla
sofferenza non gridata. Non ama il chiacchiericcio salottiero, le
assemblee, le tavole rotonde. Vive del suo passato doloroso e non
parla di radiosi avvenire o ricchi futuri. E’ un albero nobile,
bello e disperato. Cresce nutrendosi di un dolore antico, che lo deforma
e lo contorce in curve impressionanti. L’ulivo non vuole attirare
l’attenzione, anzi, cerca di nascondersi il più possibile.
Ma non ce la fa. Le sue forme lo tradiscono e anche un bambino noterebbe
in esse qualcosa di tremendo, di tragico e di drammatico che esce
dalla terra. Il dolore sopportato in silenzio rende forti nello spirito,
ma anche fragili, disinteressati alla vita e privi di ogni difesa.
Per questo il freddo lo uccide con facilità. L’ulivo
è un albero universale che rispecchia la vita di ogni uomo
vivente. Nessuno infatti, sulla terra, dallo spazzino al re è
immune dal dolore che piega l’animo e contorce i giorni fino
al limite estremo.
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(Tutte
le descrizioni degli alberi sono tratte da "Le voci del bosco") |
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