Ansia da “prestazione”

La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, quando si presenta di fatto davanti ai nostri occhi; e l’ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale stiamo in ansia. [Daniel Defoe in Robinson Crusoe, 1716]

Sentirsi preoccupati per qualcosa o per qualcuno è, certamente, un’esperienza diffusa ed, in un certo senso, anche normale: ognuno di noi quotidianamente si preoccupa per il lavoro, per la propria salute, per il partner e per i propri figli.

Qualche giorno tra i post di Facebook mi sono ritrovata a leggere una vignetta di Silvia Ziche che rispecchiava perfettamente lo stato d’animo che, durante il corso delle giornate, spesso proviamo.

Il disegno racconta ironicamente dell’ansia da consegna e dell’improbabile tentativo di trovare la calma e la concentrazione per andare avanti nel proprio lavoro.

Certo, a nessuno piace sentirsi in ansia, anzi spesso sentiamo questa condizione come fastidiosa, svantaggiosa o peggio ancora dannosa nell’esecuzione di un compito.

Eppure l’ansia è necessaria!

Probabilmente vi sembrerà assurdo poter affermare una cosa simile, ma in realtà l’ansia (in dosi moderate) è funzionale alla riuscita dell’impegno.

Lo stato d’ansia, infatti, è un sentimento molto simile a quello della paura. In termini fisiologici: il cuore aumenta i battiti, si hanno le palpitazioni, si suda, si sente un nodo in gola, si ha l’affanno. In termini emozionali: si percepisce un disagio, un timore di ciò che può accadere.

In parole “povere”: il corpo traduce in una serie di sintomi uno stato interiore in cui ci sentiamo minacciati o in pericolo.

Ma ansia e paura non sono la stessa cosa; la differenza tra i due sentimenti sta nell’oggettività del “pericolo”. Nel caso della paura il rischio è oggettivamente reale: mi trovo su un dirupo senza protezione, è naturale percepire il timore di cadere giù. Al contrario, il sentimento d’ansia ha come oggetto qualcosa di soggettivo, che gli altri non percepiscono come rischioso: il terrore di salire su un tram affollato o di stare in pubblico non tutti lo proviamo, eppure per alcuni queste circostanze sono davvero difficili da affrontare.

Se attivata con moderazione, quindi, l’ansia è un sentimento utile che ci permette di rimanere in allerta, che ci consente di essere vigili mentre guidiamo, di restare concentrati quando dobbiamo fare un compito a scuola oppure mentre facciamo sport.

Solo quando l’intensità dell’ansia supera un certo livello, anche i risultati ne risentiranno negativamente.

Infine vi ricordo che, in molti casi, l’ansia può essere anche piacevole. “Quando?”, mi chiederete: nel caso degli sport estremi; quando corriamo in auto o in moto; quando guardiamo un film giallo o un horror; quando andiamo sulle montagne russe al Luna Park.

In questi casi il piacere nasce dalla sensazione di controllo.

Se la sensazione d’ansia limita le prestazioni o le azioni quotidiane della vita, allora è il caso di contattare uno specialista o chiedere supporto.

Se avete voglia di approfondire l’argomento contattatemi, o commentate l’articolo.

Redout (console version) – Recensione

Redout, il gioco di gare futuristiche a zero G del team italiano 34BigThing, dopo un anno dalla sua pubblicazione su PC, è uscito anche per le due principali console domestiche odierne, PS4 e Xbox One in una veste arricchita di contenuti e, per la prima volta, disponibile anche in versione retail. Ricordate? Ne avevamo parlato QUI.

Redout, come dicevamo, è un gioco di gare tra piccole e velocissime astronavi che dovremo far sfrecciare attraverso tutta una serie di tracciati, durante un campionato con tanto di carriera o per una singola gara soltanto.

Ogni tracciato ha le sue precise caratteristiche, e va affrontato con la vettura giusta, oltre che con una doverosa dose di pratica. Le vetture, dal design veramente splendido, sono divise in quattro differenti categorie di “prestigio” crescente. Per ogni categoria potremo scegliere di gareggiare con uno dei team presenti, le cui vetture hanno caratteristiche (le classiche accelerazione, velocità massima, tenuta etc.) che dovremo imparare a sfruttare al meglio in gara.

Se giochiamo in modalità gara singola potremo usare liberamente ogni tipo di navicella, mentre affrontando il campionato in modalità carriera, partiremo con i fondi necessari all’acquisto di un modello base e tante speranze. Proseguendo nella carriera dovremo quindi far salire il più possibile il nostro livello pilota, cosa che ci permetterà di guadagnare più soldi, da investire per migliorare il nostro mezzo o acquistarne uno più performante.

Come dicevo prima, anche i tracciati hanno delle caratteristiche tutte loro, quindi si rivela molto importante la “messa a punto” del veicolo, così da non trovarci con l’assetto sbagliato per un determinato tipo di pista.

Redout, essendo un gioco di corse tra veicoli futuristici che levitano a qualche centimetro dal suolo, inevitabilmente riporta alla mente i grandi titoli del genere, F-Zero e Wipeout, riuscendo però a dimostrare una personalità tutta sua, sia nell’aspetto che nel gameplay. Giocarlo è stata davvero una piacevole sorpresa, specie per un soggetto come me, non proprio espertissimo del genere corse.

Dopo una rapida occhiata alle varie opzioni del menu, semplice ma di atmosfera, decido di scendere in pista per una gara semplice, così per prendere un po’ la mano coi controlli. Scorro le navicelle disponibili e l’occhio mi cade su un team dal logo vagamente sovietico, la cui vettura base si chiama Buran (che, per chi non lo sapesse era il nome del progetto per un fantomatico space shuttle russo). Non so se gli sviluppatori lo hanno fatto a posta o meno, ma adoro questi “easter egg“, se così possiamo chiamarli, e dunque seleziono senza indugi il Buran e scendo in pista.

La prima gara sono riuscito anche a fare un buon piazzamento, cosa che non si è più ripetuta per qualche gara di seguito. Si, perché Redout è un gioco molto intuitivo e con dei controlli semplici e ben strutturati, ma per riuscire a padroneggiare bene il proprio mezzo, ci vuole un bel po’ di pratica, cosa che reputo giustissima. Una curva di apprendimento non permissiva ma ben bilanciata, come in questo caso, è indubbiamente un valore aggiunto a tutto il gioco.

Sul lato tecnico, la versione PS4 che ho provato non ha nulla da invidiare alla sua controparte PC. Forse, se devo proprio trovare il capello, le ambientazioni dei tracciati sono un pochino meno particolareggiati rispetto a quelli per computer, ma la cosa è irrisoria, dato che sfrecceremo spessissimo a velocità talmente folli da non percepirlo di sicuro. Grafica fluidissima, non un rallentamento sulla mia PS4 Slim, anche con molte vetture a schermo, e una colonna sonora davvero “intrippante” che unita al senso di velocità percepito, rende una partita a Redout un vero piacere! Da condividere anche con gli amici, visto che oltre all’ormai ovvia presenza di un multiplayer online, Redout possiede anche una modalità split screen, con cui sfidarsi in locale. Merce rara di questi tempi!

Un gioco bello, divertente e realizzato al meglio questo Redout. Il made in Italy che ci piace per davvero!

Fiches e tavolo verde ancora protagonisti

Mentre si parla tanto, e giustamente, di cash game nel poker online italiano, quale utlima frontiera infranta da un movimento (quello del texas hold’em) che non sembra conoscere confini telematici, tutto tace e si mette nel dimenticatoio per cio’ che riguarda il poker fisico, il cosiddetto “live”.

Dopo la comunitaria del 2009 che ha imposto e posto la tolleranza zero nei confronti dei circoli, malgrado alcuni perseverino nel gioco live – che è a tutti gli effetti un gioco illegale, clandestino e da condannare e punire – non c’è regione, comune, città o paese in cui la mancanza di poter giocare a poker senza doversi nascondere dietro ad un nick o a una connessione, non si faccia sentire.

Molti circoli, unitamente o in modo singolo, hanno provato a scuotere i Monopoli di Stato che altro non hanno fatto che prendere tempo e restare in silenzio confermando che la nuova legge è al vaglio dei Ministeri e che entro fine anno si ritornerà a giocare anche all’aperto. Intanto… intanto pero’ si è assistito ad un fenomeno particolare che lascia pensare – e molto – sulla reale gestione della situazione e della mancanza di sviluppi.
Il poker ‘live’ è stato bandito dai circoli, è rientrato nei Casinò (solo quattro in tutta Italia) a favore di un poker telematico gestito da concessionari veri colossi che ne hanno gestito al meglio il bussiness e i suoi sviluppi.

ma dire che il poker ‘live’ non c’è piu’, proprio nel momento in cui una legge comunitaria ne sancisce la morte – non è proprio esatto. Mai come da quando i circoli sono stati chiusi è imperversato in televisione il fattore ‘live’. Non c’è palinsesto nazionale o locale che si rispetti che non abbia in seno una trasmissione che riproduca delle gare ‘fisiche’ con personaggi in carne ed ossa, con protagonisti che non hanno nomi di avatar ma cognome nome, nazionalità e curriculum. Addirittura è stata varata anche una televisione, un intero canale satellitare proprio dedicato ai tornei ‘live’ con eventi che vanno dallw Wsop agli Ept, ai tornei d’oltremanica e d’oltreoceano sconfinando anche nelle lontane terre australiane.

Proprio mentre i circoli sono chiusi e si spengono settimana dopo settimana anche le flebili fiammelle di una possibile riapertura, non c’è mass media in cui non ci siano spot, pubblicità, campagne e testimonial di grido delle piu’ grandi pokerroom; non passa settimana in cui le varie piattaforme non imbandiscano veri e propri eventi ‘live’ all’interno dei casino italiani (che si leccano i baffi) o nei casinò limitrofi ai nostri confini (come in Slovenia) o nei circoli della vicina Svizzera. E tutto approfittando della crisi di astinenza dei piu’ che prima si accontentavano – e si divertivano – nel circolo sotto casa senza interessarsi da chi fosse gestito o a chi andassero le percentuali o se qualche concessionario fosse scontento di tanto entusiasmo e i numeri dell’online non fossero quelli attuali.

A pensar male si fa peccato, ma spesso si azzecca: mai come oggi da quando il poker ‘live’ è stato bandito, ci sono stati così tante attenzioni proprio agli eventi ‘live’ del poker. Con l’unica differenza che qeusti attuali sono tutti eventi sotto l’egida delle grandi poker-rom che continuano a far sì che i circoli stiano ancora un po’ in naftalina, visto che adesso c’è da mungere anche la vacca grassa del cash game. Che ovviamente farà lievitare ancora di piu’ gli affari del poker online.
Buon all in a tutti…